martedì, dicembre 13, 2011

Ici e Chiesa - link selection

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martedì, luglio 20, 2004

Internet: Microsoft acquista dominio Lindows.com

(ANSA) - WASHINGTON, 19 LUG - Il colosso informatico americano Microsoft ha accettato di versare 20 milioni di dollari per l'acquisto del dominio Lindows.com. Venne lanciato nel 2001 da un produttore di software che sfruttava un sistema operativo concorrente di Windows, Linux. L'editore californiano Lindows si chiamera' ormai Linspire e non potra' piu' utilizzare il suo nome originale.
2004-07-20 - 13:20:00

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martedì, aprile 20, 2004

Local Blog

1. Perchè i local blog. Gianluca ha posto, qualche giorno fa, una domanda retorica che nasconde un atteggiamento imho poco produttivo: abbiamo davvero bisogno di un notiziario locale dei blog italiani?
No, non ne abbiamo bisogno. Come non abbiamo bisogno di Macchianera nè del mio blog o di mille altri. Tuttavia, pur non motivati da un bisogno, dobbiamo riconoscere che i blog esistono e che in qualche modo si stanno ritagliando un loro ruolo nell'ecosistema dei media. Il numero di weblog aumenta esponenzialmente e le regole che governano il sistema si modificano. Emergono nuovi fattori e si aprono nuovi possibili campi di applicazione di un modello apparentemente semplice di indipendent publishing.

Personalmente, trovo che la discussione sui Weblog (come tema generale) sia ormai conclusa. I weblog sono troppi e troppo diversi tra loro per essere accomunati in un unico discorso. Concordo con chi sostiene che i weblog portino ad un equilibrio nuovo tra i cittadini dell'età dei media e tra cittadini e formazione dell'opinione pubblica. Credo anche che questo equilibrio, per essere intellettualmente affrontabile, ormai si debba analizzare sui singoli temi. Ad esempio, per scegliere tra quelli che più mi interessano, il rapporto con la comunicazione politica e quello con la formazione delle opinioni negli individui.

Un altro effetto dell'aumento della massa critica di weblog, imho, è la probabile evoluzione verso un uso maturo dei blog. Queste paginette di semplice istruzione, per quanto ci piaccia considerarle assolutamente hobbistiche e amatoriali, sono comunque parte di un processo di comunicazione. Utilizzarle in modo consapevole non è un obbligo e possiamo continuare a musicare tutte le odi al cazzeggio che vogliamo. Oppure possiamo decidere di usarle in maniera più efficace.
Mi sembra evidente che una strada non esclude l'altra e ognuno può imboccare il bivio che più lo affascina. Se propendete per l'ode al cazzeggio, quanto segue non vi interessa.

Io sono convinto che i weblog non siano delle attività professionali e anzi credo che parte del loro ruolo consista proprio in questo. L'indipendenza, nel nostro mondo di comunicazione, è un valore. Tuttavia ci sono sufficienti ragioni per riflettere su come tenere un weblog, oggi. Per il semplice desiderio di farlo bene, magari. O per cercare un confronto effettivo. O per mille altri motivi, che troverete da soli se entrate nei panni di lettori.

Se guardiamo al Weblog come strumento di comunicazione, ci rendiamo conto immediatamente che il risultato dipende da due fattori ugualmente importanti: la personalità (che secondo Steve Outing è il principale asset del blogger) e i contenuti. Se la personalità è una cosa su cui si può lavorare relativamente (con umiltà, fatica e tempi lunghi), i contenuti invece sono una scelta strategica. Già un anno fa su questo canale si discuteva di come impostarli. Il problema, però, allora era meno urgente e forse di interesse più relativo. Oggi, io concordo con Glenn Reynolds (Blogging: The Next wave) e sono sempre più convinto che personalizzare il proprio weblog sia farne un uso più maturo.

Che vuol dire personalizzare. Secondo Reynolds personalizzare vuol dire dare un taglio specifico ai contenuti. Il taglio può essere caratterizzato da un approccio tematico preciso (magari l'argomento che ci appassiona o quello su cui possiamo esprimere pareri competenti) o da un interesse per quanto avviene in un'area locale di cui noi possiamo essere testimoni. Ad esempio, come mi diceva un amico, parlare delle attività musicali in una certa città; oppure dedicarsi a un settore particolare delle nostre attività sociali e/o culturali. L'abbinamento tra personalità e scelta dei contenuti facilita la costruzuione di una identità in Rete e la nostra identificazione da parte dei lettori interessati. Io sono convinto che in questo modo si risponda ad una esigenza anche di chi legge.

Come personalizzare. Molti sono arrivati ad interessarsi dell'idea Blocal soprattutto grazie a questo post. In un post precedente, invece, (in buona compagnia, negli USA ma anche in Francia) raccoglievo la proposta operativa di Reynolds, che spingeva molto sulla possibilità di affermazione e promozione personale (oltre che di guadagno):

Inizia a scrivere cose di questo tipo e proponi qualche notizia locale. Vedrai che gli insider cominceranno a mandarti consigli che ti indicheranno la strada per le successive ricerche.

[...]

Se non ti interessa la politica, interessati della scena musicale locale, dei ristoranti o degli argomenti che più ti interessano. Riporta gli spettacoli deelle band locali, proponi qualche piccolo video, posta qualche intervista a fan o a musicisti, e sarai presto ben conosciuto nella tua area. Potrai persino trovare gente interessata a fare pubblicità nel tuo blog o a donarti del denaro per supportare il tuo lavoro.

[Blogging: The Next wave]


Svantaggio numero uno. Rispetto agli Stati Uniti noi abbiamo un paio di svantaggi per lo sviluppo di una strategia di informazione locale. Il primo, evidentemente è che qui da noi gli spazi non sono tanto vasti e la popolazione online non è molto numerosa. Questo evidentemente renderebbe abbastanza inutile un blog che si occupi della vita sociale a San Chirico Raparo. Ma è un problema superabile, selezionando un'area leggermente più vasta, come sta facendo Sud Salento. Al contrario, nelle grandi città potrebbe esserci un certo squilibrio tra tempo a disposizione (il blogger lavora, di solito) e copertura delle notizie. Anche qui, la soluzione è semplice se si ha qualche idea. Se Tizio decidesse di raccontare i locali notturni a Milano, o i ristoranti dell'Emilia o le manifestazioni Jazz & Blues a Roma, otterrebbe immediamente il risultato. Gli addetti ai lavori comincerebbero a mandargli i comunicati stampa, la gente inizierebbe a cercarlo, ecc. ecc. Diffondere notizie, oggi, non è solo un compito di informazione: spesso è un servizio per chi ha bisogno di diffonderle.

Svantaggio numero due. Il secondo problema, rispetto agli States, è la nostra superstizione di cazzeggio. Sebbene a tutti piacciano i blog che interpretano bene il loro ruolo, quando abbiamo bisogno di sentirci informati, siamo perseguitati da una certa aura di superficialità. Che è dovuta in parte proprio alla nostra percezione interna ed alla percezione di chi (tra i blogger) è chiamato a farsi portavoce con l'esterno. Se invitano 5 persone a un incontro per parlare di blog, in Italia, possiamo scommettere a priori che almeno uno non ne sa nulla ed è lì per caso. Quanto agli altri, almeno due se la caveranno con affermazioni fintomodeste del tipo: i blog sono una cazzata divertente. Poi ci stupiamo di come queste cose arrivano ai Big Media.

Di fatto, io sono convinto (per essere portatore in prima persona di questa esigenza) che ci sia un bisogno di informazione cui i blog in qualche modo rispondono. E sono convinto che la percezione di un ruolo conti molto nel risultato. Ovviamente -ripeto- non sto parlando di professionalizzazione, ma di efficacia della comunicazione. E non sto parlando di blogger giornalisti, ma dell'informazione messa in circolo da decine, centinaia, migliaia di persone che condividono conoscenza. Non c'è nulla da fare ragazzi: se il nostro blog "da solo" è uno sfizio, tutti insieme siamo soggetti informativi. Tanto vale prenderne atto. Io, personalmente, potrei chiudere Blog Notes in qualsiasi momento, ma se mi togliessero i blog che leggo mi sentirei perso e più ignorante.

C'è anche un vantaggio. Nonostante questo, noi rispetto agli States abbiamo un vantaggio. Siamo meno; e siamo più capaci di fare comunità. Se i local blog (attualmente ho notizia di una decina in fase di starting) cominciassero a diffondersi, riusciremmo probabilmente a creare un collettore di attenzione, a fare rete, generando il massimo interesse possibile sul fenomeno. Può sembrare poco, ma non lo è. Che si decida di optare per una interfaccia semplice (ma con una organizzazione dei contenuti pensata per generare interesse) come propongo io, o per un sistema più complesso e professionale, dipenderà probabilmente da come e quanto riusciremo a fare con l'esperimento del blocal. Dipenderà da quanti blog locali nasceranno e da come verranno realizzati. Dipenderà da quante idee sapremo mettere in circolo.

Per ora, imho, è già una buona notizia vedere che in Italia il dibattito è ripartito.

(fonte: BookCafé Blog)

lunedì, gennaio 26, 2004

Dimissioni Tagliafico, polemiche e solidarietà della redazione

Un testo firmato da 30 giornalisti del Tg1: "Disagio intollerabile" Maggioranza compatta: "Chiamata alle armi della sinistra"

(fonte: La Repubblica online)

ROMA - Solidarietà e polemiche hanno accompagnato la decisione di Daniela Tagliafico, che ha chiesto di essere esonerata dall'incarico di vicedirettore del Tg1 per protestare contro il modo in cui viene data l'informazione politica. Il direttore del telegiornale di RaiUno replica dicendo di non condividere i giudizi della collega, che peraltro, "ha manifestato assai raramente disagio rispetto alle scelte della direzione".

Mimun non condivide "in alcun modo" i giudizi espressi da Daniela Tagliafico. "Non avendo mai pensato di sollevarla dall'incarico di vicedirettore la scelta di dimettersi o meno spetta esclusivamente a lei. Non posso non notare" prosegue "la contemporaneità di questa presa di posizione col moltiplicarsi di attacchi violenti e volgari nei miei confronti. L'ultimo dei quali, con l'accostamento a Goebbels, la dice lunga sul livello cui si è giunti".

I giornalisti del Tg1 sono solidali con la collega, sottolineando che nella redazione del telegiornale diretto da Clemente Mimun il "disagio è ormai intollerabile". In un documento firmato da trenta redattori tra cui Davide Sassoli, Lilli Gruber, Fedele La Sorsa, Maria Luisa Busi, Donatella Scarnati, Tiziana Ferrario, Danila Bonito e Andrea Montanari, si legge: "Esprimiamo tutta la nostra solidarietà alla collega, spesso abbiamo condiviso con lei lo stesso imbarazzo professionale più volte espresso anche nelle assemblee di redazione, nei documenti votati all'unanimità e, non ultimo, nell'incontro tra il comitato di redazione, l'Usigrai, i massimi rappresentanti dell'azienda e il direttore Mimun".
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"Oggi" scrivono i 30 redattori, "condividiamo pienamente i problemi professionali sollevati nella lettera di Daniela Tagliafico. Sia chiaro a tutti che si tratta di un disagio di natura professionale che parte da lontano". Il Tg1" conclude il comunicato, "deve essere un patrimonio comune di tutti gli italiani che pagano il canone. Una questione che riguarda non solo la redazione del Tg1, ma anche i vertici aziendali e le istituzioni, alla vigilia di importanti scadenze elettorali".

Dopo la lettera della giornalista, il comitato di redazione del Tg1 (Paolo Giuntella, Elisa Anzaldo, Rossella Alimenti) ha chiesto di essere ricevuto dal direttore, annunciando che subito dopo l'incontro sarà convocata un'assemblea di redazione. E sulla lettera di dimissioni interviene anche il segretario Usigrai, Roberto Natale. "Dalla lettera di Daniela Tagliafico così come dal caso delle immagini fornite da Forza Italia alla Rai, è evidente che si sta facendo di tutto per imporre un ulteriore asservimento del servizio pubblico" commenta.

Il direttore del Tg1 Clemente Mimun risponde al segretario Usigrai rilevando la sua assenza ieri in occasione della battuta di Fassino su Goebbels e la velocità con cui oggi è intervenuto sul caso. "Ieri, probabilmente" dice Mimun, "quando il leader di un partito verso il quale non ha antipatia, insolentiva il sottoscritto non ha avuto gli stessi riflessi. Ignorando il caso, lui che ama i libri bianchi, ha scritto una pagina nera nella storia del sindacato".

Solidarietà nei confronti di Daniela Tagliafico arriva dai Ds. "La decisione di rassegnare le dimissioni sono la spia di un profondo disagio professionale, ancor prima che politico" dice Giuseppe Giulietti. "Chiunque abbia a cuore le sorti del servizio pubblico e di quanto resta della credibilità della Rai, non potrà che apprezzare, condividere e sostenere questa scelta".

Compatta la maggioranza, che commenta il caso Tagliafico e la solidarietà giunta dall'opposizione definendola "una chiamata alle armi da parte della sinistra". "Fassino chiama alle armi i giornalisti diessini della Rai per scatenare una guerra che ha un solo obiettivo: mantenere l'egemonia a viale Mazzini nelle reti dei telegiornali e dei giornali radio" sostiene Alessio Butti, responsabile informazione di An.

venerdì, gennaio 23, 2004

C'E' ACQUA SU MARTE, TROVATO GHIACCIO AL POLO SUD

(fonte: Ansa)

DARMSTADT - (Ansa) - La sonda europea Mars Express ha rilevato la presenza di acqua sotto forma di ghiaccio al polo sud del pianeta Marte, lo annuncia l'Agenzia spaziale europea.
Nel corso di una conferenza stampa alla base Esa di Darmstadt in Germania, Vittorio Formisano - uno dei responsabili della missione Mars Express - ha detto: ''Abbiamo identificato dell'acqua sotto forma di ghiaccio al polo sud di Marte''.
La conferenza stampa al centro di controllo era stata convocata dall'Esa per dare i primi risultati scientifici della missione, in orbita intorno a Marte dal mese scorso.

LA SONDA SPIRIT NON RISPONDE PIU'
Da mercoledi' la sonda spaziale americana Spirit, giunta sul pianeta rosso il 4 gennaio e che aveva iniziato la sua missione alla grande, inviando sulla Terra strepitose immagini di Marte, non da' piu' segni di vita.
Gli scienziati della Nasa sono preoccupatissimi, e parlano di ''guasto potenzialmente grave'', temendo che qualcosa si sia rotto o che ci sia un'avaria, ovviamente impossibile da riparare.
Se la morte di Spirit verra' confermata, tutto sara' ora nelle mani della sua sonda gemella Opportunity, in viaggio verso il pianeta rosso, attesa su Marte durante il fine settimana.
La Nasa prevede infatti che Opportunity atterrera' sul pianeta rosso, agli antipodi rispetto a dove si trova Spirit, il 24 gennaio alle 21:05, ora di Pasadena, cioe' alle 6:05 del mattino del 25 gennaio in Italia.

In una conferenza stampa al Jet Propulsion Laboratory della Nasa di Pasadena, in California, uno dei responsabili del programma, Richard Cook, ha spiegato che inizialmente si pensava che il contatto si fosse perso per le piogge nell'area di Canberra, in Australia, dove si trova l'antenna che cattura i segnali da Marte e la California. Ma poi il fatto e' apparso in tutta la sua gravita'.
Un altro responsabile dell'Agenzia Spaziale americana, Pete Theisinger, ha parlato di ''anomalia particolarmente seria'', precisando che ''qualcosa si e' forso rotto, o e' stata un'avaria. Siamo molto preoccupati''.
Le comunicazioni tra Pasadena e Marte sono interrotte da mercoledi' alle 15:40 ora italiana. Un comunicato della Nasa, diffuso in serata, spiegava che ''i controllori a terra erano stati in grado di inviare segnali alla sonda Spirit, ma hanno soltanto ricevuto un segnale che confermava che il rover li aveva sentiti''. Nessun dato scientifico e tecnico era stato invece inviato dalla sonda.
Fino ad oggi, la missione di Spirit era stata considerata un vero e proprio successo. Dopo avere trasmesso le prime immagini, a colori e nitidissime, del pianeta rosso, la sonda si era fermata in un cratere, il cratere di Gusev, per esaminare da vicino il suolo di Marte, grazie al suo braccio telescopico dotato di microscopio, macchina fotografica e anche di una sorta di coltello svizzero multilama per grattare la superficie.
Il primo obiettivo scientifico di Spirit era stato un sasso grande come un pallone da football americano, battezzato Adirondack (dal nome di una valle particolarmente rocciosa dello stato di New York), che aveva iniziato a fornire le prime indicazioni sulla composizione delle rocce del pianeta rosso.

lunedì, dicembre 22, 2003

Una battaglia senza sosta per farsi riconoscere

(fonte: Corriere della Sera del 22.12.03, Editoriale di Francesco Alberoni)

Esisti perché gli altri ti vedono, vali perché gli altri ti lodano. È stato Hegel a capire quanto per l’uomo sia importante il riconoscimento. È per essere riconosciuto che l’uomo lotta, combatte, cerca e conquista il potere. Guardatevi attorno: in ogni città vedrete imponenti palazzi. Sono stati eretti perché tutti li vedano, li ammirino e riconoscano la ricchezza e la potenza di coloro che li hanno costruiti o li abitano. Andate in qualsiasi porticciolo d’estate e vedrete folle a bocca aperta davanti ai lussuosi yacht dei personaggi più ricchi e celebrati. Quali cose desidera lo scienziato? Fare una scoperta che lo renda famoso e ammirato in tutta la comunità scientifica. Vedere il suo nome citato, esaltato, passare alla storia. E lo stesso vuole il pittore, lo scultore, lo scrittore, il musicista, il regista. Miguel de Unamuno vedeva, in questo desiderio, il segno inconfondibile che l’uomo aspira alla immortalità. Certo aspira all’applauso e al trionfo non soltanto oggi, ma anche domani. Achille fu posto di fronte all’alternativa: voleva una vita lunga e oscura o una vita breve, ma eroica, destinata a essere ricordata per sempre? E scelse la seconda.

Il segno inconfondibile di una dittatura è la presenza del ritratto del dittatore dovunque. Nelle piazze, nelle scuole, negli edifici pubblici, in tutte le case. Nelle democrazie i politici non possono aspirare a tanto, ma si sforzano di essere visibili il più possibile. I più potenti hanno uno staff che preme sulla televisione in modo che la loro faccia sia sempre presente e i loro discorsi sempre trasmessi. Altri, per farsi notare, fanno qualche dichiarazione clamorosa, che faccia parlare di loro. L’incubo che li accomuna è di non essere ripresi, di non esser citati, di sparire. Sparire dal video e dai giornali è morire. Anche la gente comune vuol esistere sui media.

Per andare da Amadeus o a Passaparola c’è una fila infinita. E altrettanto per ostentare la propria vita sessuale ne Il grande fratello . Non c’è cosa che la gente non sia disposta a fare per apparire. Il freno, il ritegno, il pudore devono sempre esercitarlo l’emittente. E che cosa succede quando qualcuno ha raggiunto il successo, la notorietà, la fama? C’è un momento in cui, appagato, si ritira? No. Tutti temono di scomparire. Il presentatore, appena terminata una trasmissione, ne aspetta una nuova, l’attore una nuova fiction, il regista sogna un nuovo film, il romanziere pensa a un nuovo libro di successo, il direttore d’orchestra a un nuovo concerto. Chi entra nel gioco del riconoscimento e del potere ne resta schiavo.

Ma allora tutti, qualsiasi cosa facciamo, siamo dannati? C’è qualche situazione in cui veniamo liberati da questa condanna? Sì. Per esempio, è quando ci innamoriamo e siamo riamati. Allora il nostro amato vale più di tutti gli abitanti della Terra e non ci importa più nulla di loro, di ciò che pensano. Ci basta la sua presenza, il suo amore. Oppure quando abbiamo un bambino piccolo lungamente desiderato e viviamo con lui, giochiamo con lui, ed egli è l’ultimo pensiero quando ci addormentiamo e il primo al risveglio. Infine, infinitamente più raro, c’è il mistico che si appaga in Dio. Solo l’amore totale ci fa uscire dalla prigione del riconoscimento.

lunedì, dicembre 15, 2003

CIAMPI RINVIA ALLE CAMERE IL DDL GASPARRI

(fonte: ANSA)

ROMA - Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha rinviato il ddl Gasparri alle Camere chiedendo una nuova deliberazione. Le osservazioni di Ciampi sono contenute in cinque pagine. ''Non posso esimermi dal richiamare l'attenzione del Parlamento su altre parti della legge che - per quanto attiene al rispetto del pluralismo dell'informazione - appaiono non in linea con la giurisprudenza della Corte Costituzionale'', e' uno dei passaggi del messaggio inviato dal presidente della Repubblica alle Camere per motivare il rinvio del ddl Gasparri. C'e' anche il sistema integrato delle comunicazioni tra le osservazioni che il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ha inviato alle Camere nel messaggio con il quale spiega i motivi del rinvio del provvedimento. ''Per quanto riguarda la concentrazione dei mezzi finanziari - scrive Ciampi - il sistema integrato delle comunicazioni (Sic) - assunto dalla legge in esame come base di riferimento per il calcolo dei ricavi dei singoli operatori di comunicazione - potrebbe consentire, a causa della sua dimensione, a chi ne detenga il 20% (art.15, secondo comma, della legge) di disporre di strumenti di comunicazione in misura tale da dar luogo alla formazione di posizioni dominanti''. Nel messaggio inviato alle Camere il presidente della Repubblica affronta anche il nodo della raccolta pubblicitaria. ''Quanto al problema della raccolta pubblicitaria si richiama la sentenza della Corte Costituzionale 231 del 1985 che, riprendendo principi affermati in precedenti decisioni, richiede che sia evitato il pericolo 'che la radiotelevisione, inaridendo una tradizionale fonte di finanziamento della libera stampa, rechi grave pregiudizio ad una liberta' che la Costituzione fa oggetto di energica tutela'''.

BERLUSCONI, RIVOTEREMO GASPARRI, NON SO SE UGUALE

STRASBURGO - La legge Gasparri ''non mina la liberta' di informazione''. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, precisando che il rinvio alle Camere della legge ''gli era stato anticipato'' e aggiungendo che la legge sara' rivotata anche se non sa se con un testo uguale.
Il capo dello Stato aveva infatti incontrato il premier Berlusconi, il quale, al termine del colloquio, aveva dichiarato che ''per quanto mi riguarda non ci sarebbe alcun vulnus politico, per il governo. Quanto a Gasparri prendera' le sue decisioni''. ''Io - ha aggiunto Berlusconi - non ho seguito questa legge, non l'ho voluta seguire. Sapete che c'era di mezzo questo benedetto o maledetto conflitto di interesse. Di tante leggi questa e' quella che ho seguito meno''. Dalla legge Gasparri - ha aggiunto Berlusconi - ''Mediaset non ha avuto nulla in piu'''. ''Leggendo i giornali - afferma il premier - sembrava che la legge Gasparri fosse tesa a favorire il gruppo Mediaset. Invece e' vero il contrario, perche' il gruppo Mediaset e' al contrario molto preoccupato dalla concorrenza che si puo' scatenare, del fatto che tutti gli editori possono fare la tv''. Berlusconi dice dunque di aver voluto spiegare che ''Mediaset non ha avuto niente in piu'''. ''Toccato sul vivo di un possibile interesse mio, di un interesse di Mediaset che questa legge favorirebbe ho fatto presente che non e' cosi' - conclude -. Ho solo risposto a chi puo' avere problemi in negativo''.

GASPARRI, ATTENTA VALUTAZIONE OSSERVAZIONI CIAMPI

ROMA - ''Il rispetto per il Capo dello Stato impone un'attenta valutazione delle osservazioni effettuate''. E' il primo commento del ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri al rinvio alle Camere della legge che porta il suo nome da parte del Presidente Ciampi''. ''Non e' certo la prima volta - sottolinea Gasparri in una nota - che una legge viene rinviata alle Camere. Sono sicuro che come e' gia' accaduto in altre legislature e con altri governi, anche in questo caso, sara' il Parlamento ad individuare le soluzioni piu' opportune''.

DDL GASPARRI: CASINI, RISPETTO PER DECISIONE CIAMPI

ROMA - ''Come presidente della Camera dei Deputati, massimo custode delle deliberazioni di questa assemblea, esprimo rispetto per la decisione del Capo dello stato, che come e' noto, ha esercitato una sua prerogativa prevista dalla Costituzione''. Lo ha detto il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini una volta terminata la lettura del messaggio con cui il Capo dello Stato rinvia alle Camere la legge Gasparri. Casini si e' detto certo che alla decisione di Ciampi fara' seguito un attento ed accurato esame parlamentare del provvedimento nell'ambito della corretta dialettica costituzionale.
15/12/2003 23:30

martedì, novembre 18, 2003

Imam Carmagnola, entro sei mesi attacco a Italia

'Verso dicembre saranno colpiti italiani in Iraq'
(fonte: Ansa)
(ANSA) - MILANO, 17 NOV - 'Entro sei mesi si colpira' l'Italia e verso dicembre ci saranno attacchi agli italiani in Iraq'. Lo ha detto l'imam di Carmagnola. 'Saranno presi di mira i simboli istituzionali di citta' come Bologna, Roma, Firenze', ha detto Abdul Mamour in un'intervista che il quotidiano La Padania pubblichera' domani. 'Se la situazione lo richiedesse - ha aggiunto - io sarei pronto a diventare un kamikaze. Ho conosciuto Osama Bin Laden nel 1993 in Sudan e lo considero un valido combattente'.

martedì, novembre 04, 2003

Rubbia: piano oscuro, no al Mit italiano

(fonte: Corriere della Sera 04/11/2003)
«Puntiamo piuttosto sugli enti esistenti e sui giovani ricercatori dimenticati»
Professor Carlo Rubbia le piace l’idea del Mit italiano, il nuovo istituto per la ricerca applicata previsto dalla legge finanziaria?

«Mi pare che non ci sia molta consapevolezza su che cosa significhi la nascita di un organismo del genere: tutto è molto più complicato di quanto si immagina. Nessuno, comunque, mi ha chiesto che cosa ne penso. Invece devo constatare che c’è un silenzio assordante sugli altri enti italiani di ricerca già esistenti come il Cnr, l’istituto di fisica nucleare, lo stesso Enea. Per cominciare a raccogliere qualche frutto da una istituzione nuova occorrerà una decina d’anni e intanto che cosa succede agli altri enti? E poi perché crearne un altro se quelli già attivi possono fare le stesse cose? Di questi, invece, non si parla più. Risolviamo i problemi che hanno ma salviamo ciò che di buono offrono e sosteniamoli con una politica di sviluppo. Si destinano 100 milioni di euro l’anno al neonato organismo quando l’intero contributo dello Stato all’Enea, 3.700 dipendenti e 10 laboratori, è di 200 milioni di euro l’anno. Che cosa poi debba fare il fantomatico Mit italiano è oscuro».


Dovrebbe svolgere una ricerca applicata...

«La ricerca applicata è una banalità. Come diceva Einstein esistono soltanto le applicazioni della ricerca. Prima, però, bisogna investire nella scienza fondamentale. Oggi non avremmo l’ingegneria genetica se Watson e Crick non avessero scoperto cinquant’anni fa la struttura del Dna. Puntare solamente alla ricerca applicata è un grosso errore».

E allora su che cosa dobbiamo puntare?

«Sui ricercatori. Nei discorsi che si ascoltano negli ultimi tempi ci si dimentica degli uomini e delle donne che fanno ricerca. Inseguiamo modelli stranieri ma intanto da tre anni sono bloccate le assunzioni e oggi l’età media di chi lavora è intorno ai 50 anni, quindi fuori gioco. Nel frattempo ci sfuggono le nuove generazioni dalle quali nascono i risultati. In altre parole, si è perso il fulcro della discussione».

E poi su che cosa crede che bisognerebbe investire?

«Sulle infrastrutture, gli strumenti, che nei nostri centri sono vecchi, superati e non ci permettono di essere competitivi. Dobbiamo rimettere in funzione la ricerca pubblica, riempire i laboratori di giovani e la messe fiorirà».

Il ministro Letizia Moratti ha varato una strategia della ricerca. Non è adeguata?


«Sono state formulate solo delle linee guida generali. Possono andare bene ma ancora non c’è un vero piano destinato a precisare che cosa si vuol fare e, soprattutto, con quali risorse. Quel piano, poi, dovrebbe nascere con il concorso degli scienziati e non fatto scendere dall’alto. Così perdiamo tempo e andiamo indietro invece che progredire».

Il governo vuole arrivare per la fine della legislatura a spendere l’1% del Pil nella ricerca pubblica, mentre un altro 1% dovrebbe essere garantito dal mondo privato...

«Mancano due anni alla fine della legislatura e non vedo cambiamenti in prospettiva rispetto alle risorse attuali: alla fine rimarrà il solito 1%, tutto compreso. Nascondersi dietro le difficoltà economiche internazionali non serve. I Paesi nordici sono nella stessa condizione ma investono intorno al 3% e cifre altrettanto pesanti dedicano Francia, Germania, Giappone e Usa. Ci siamo dimenticati che i ministri della ricerca europei a Barcellona nel 2000 si sono impegnati ad arrivare in dieci anni ad una spesa, per l’Ue, pari al 3% del Pil».

Rinnovando le strutture, aprendo ai giovani e garantendo risorse potremmo emergere dal fondo delle statistiche internazionali in cui ci troviamo per innovazione e competitività?

«No. Ci vuole anche un cambiamento di metodo. In Italia si lavora con la mentalità del singolo ricercatore. Invece, oggi, per vincere bisogna fare team. Poi occorre modificare il modo di gestire la ricerca. Un esempio: nel ’99 l’Enea ha presentato un piano sull’idrogeno che doveva essere finanziato con soldi recuperati dalle licenze per i cellulari Umts. Erano stati garantiti 100 milioni di euro. Poi tutto si complicò e solo all’inizio di quest’anno si è iniziata una valutazione, ma con disponibilità ridotta a un quarto. Conclusione: si sono persi 4 anni. Un ricercatore impegnato su questo fronte che cosa dovrebbe fare intanto?».


Per migliorare le cose è utile cercare di riportare a casa gli scienziati italiani che lavorano all’estero?

«In nessun Paese straniero verrebbe in mente di lanciare un’operazione del genere. Io mi preoccuperei soprattutto di quelli che sono in Italia. Abbiamo tanti cervelli eccellenti che non hanno le possibilità di esprimersi: pensiamo a loro invece di rimpatriare uomini con il miraggio di non far pagare le tasse per incentivarli. Pensiamo a non fare scappare quelli che abbiamo, che essendo bravi vengono subito accettati all’estero dove fanno carriera. E poi chi lavora all’estero cosa verrebbe a fare in Italia, senza risorse per la ricerca, senza infrastrutture, senza organizzazione adeguata?».

Non c’è un piano della ricerca, ma pare impossibile anche avere un piano energetico...

«L’Italia è al primo posto al mondo nel prezzo dell’energia elettrica. Perché industriali e cittadini devono spendere tanto? Il problema è nella produzione: impianti vecchi in un sistema mai adeguato alle necessità».

L’Enel collabora con i francesi per studiare un nuovo reattore nucleare di tipo Epr (European Pressurized-Water Reactor)...


«È un dinosauro, un reattore vecchio che cercano di ammodernare e che alla fine avrà costi di produzione dell’energia troppo elevati».

Su che cosa si dovrebbe investire per il futuro?

«Sul solare e sul nucleare sicuro che già esiste. Si possono fabbricare reattori a ciclo chiuso che non presentano il problema delle scorie. E con il solare e il nucleare si può sviluppare l’idrogeno, arrivando all’energia davvero pulita e senza fine. Ma ancora non vedo all’orizzonte strategie o decisioni».



Giovanni Caprara

venerdì, settembre 12, 2003

G8, inchiesta chiusa con 73 avvisi a poliziotti

Settantatre avvisi di fine indagine sono stati inviati stamattina dalla procura di Genova per l'inchiesta sui pestaggi alla scuola Diaz e alla caserma di polizia a Bolzaneto durante il G8 nel capoluogo ligure. Trenta avvisi riguardano dirigenti, funzionari e capisquadra della polizia che hanno preso parte ai blitz a scuola, gli altri sono per le violenze a Bolzaneto.

Per il blitz nella scuola Diaz sono stati indagati alti dirigenti e poliziotti per la vicenda delle due molotov trovate in un'aiuola, portate nella scuola e utilizzate come false prove nei confronti degli occupanti della scuola. Oltre alle accuse formulate nell'indagine preliminare è stato contestato ad alcuni alti dirigenti l'abuso d'ufficio.

Per il falso accoltellamento dell'agente romano Massimo Nucera sono indagati per falso e calunnia anche i superiori che hanno avallato la sua ricostruzione. Gli altri avvisi riguardano vessazioni e abusi subiti dai manifestanti nella caserma della Mobile di Bolzaneto: le ipotesi di accusa sono concorso in lesioni gravi, falso e abuso su detenuti. (red)

(fonte: Kataweb News)