giovedì, novembre 28, 2002

SIRCHIA, CLONAZIONE TERAPEUTICA O RIPRODUTTIVA E' CRIMINE

(AGI) - Campobasso, 28 nov. - Il ministro per la Salute, Girolamo Sirchia, condanna senza appello la clonazione, sia essa a scopo riproduttivo sia per fini terapeutici. Nel corso del suo intervento, nell'inauguarzione dell'Universita' cattolica di Campobasso Sirchia, ha affermato: "Bisogna dire chiaramente e affermarlo con le leggi che la clonazione riproduttiva e' un crimine contro l'umanita'. La clonazione terapeutica non e' migliore, perche' non differisce sostanzialmente dalla prima. Non vedo - aggiunge Sirchia - come si possa distinguere se non dialetticamente, queste due forme". Il ministro punta l'indice sulle "ultime notizie diffuse solo per fare spettacolo. In questo momento la gente e' frastornata, perche' non capisce piu' se la scienza e la ricerca sono a favore o contro l'umanita'. Chi fa la ricerca ha un compito molto impegnativo - afferma il ministro - quello di far capire che ci sono anche un'etica e delle regole da rispettare. Credo che siamo arrivati al punto in cui bisogna sancire per legge che la clonazione riproduttiva e' un crimine contro l'umanita', alla stregua della schiavitu' e delle sevizie contro i bambini". Il ministro, nel suo discorso, chiama in causa anche la Comunita' internazionale. "Non ci basta sapere se l'Unione europea non fara' la clonazione riproduttiva, ma vogliamo essere certi che questo non accada anche a Dubay o in Cina. Cio' avverra' - tuona Sirchia - solo se sara' stabilito solo con leggi che si tratta di un crimine".
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martedì, novembre 26, 2002

Duro scontro, con annuncio di querela, in materia di decreto salva antenne ed elettrosmog tra il presidente ...

Fonte: Il Tempo, 21/11/2002

... della regione Lombardia Roberto Formigoni e il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri. Al centro della polemica a distanza (Formigoni è in viaggio in Cina), la decisione della regione di ricorrere alla Consulta contro il cosiddetto decreto Gasparri, varato ad agosto per semplificare l'iter di installazione delle antenne per l'umts e criticato da numerosi enti locali che si sono sentiti scavalcati in materie (edilizia ed elettromagnetismo) che la Costituzione attribuisce alle regioni.
A Gasparri che aveva definito «miope, rozzo e ottuso» il ricorso della Regione, fatto il 12 novembre «contro le installazioni indiscriminate», Formigoni ha risposto definendo il ministro un «fascista, che difende gli affari poco chiari in cui è coinvolto». Pronta la querela di Gasparri.
Che tra i due non ci fosse feeling era noto. Forse anche a causa di certe definizioni salaci che il ministro di An ha dato al governatore lombardo. «Lui il delfino di berlusconi? Figuriamoci», aveva ironizzato Gasparri sulle effettive chances di scalata a Palazzo Chigi del collega di Forza Italia.
In difesa del ministro si è schierato Alessio Butti (An) ricordando che Gasparri «non solo non è mai stato accusato in alcuna sede di essere poco trasparente ma non è stato mai nemmeno attaccato su questo tema neanche dai più accaniti avversari della sinistra che pure non gli risparmiano critiche». E mentre per Egidio Pedrini (Udeur) «nel centro-destra c'è davvero un bel clima», Sauro Turroni dei Verdi, vicepresidente della Commissione Ambiente del Senato, ha detto che «Gasparri paga pegno alle società di tlc che gli dettano i decreti» e ha approvato pienamente l'atteggiamento assunto dalle Regioni.
Il decreto 198 dell'agosto 2002, voluto dal ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri per superare i ritardi nella realizzazione delle reti che dovranno ospitare le comunicazioni del futuro (umts, digitale terrestre e banda larga), è già stato respinto da almeno sei regioni come la Toscana o le Marche, ma anche da comuni come Vercelli, che hanno presentato istanza alla Corte Costituzionale.
Gasparri ha sempre sostenuto che sull'elettromagnetismo «c'è una vera e propria fobia», spiegando che senza decreto il rischio a livello locale era quello «di una paralisi degli investimenti nelle tlc», mentre «l'Italia ha limiti di tutela maggiori di quelli europei: la legge prevede emissioni elettromagnetiche massime di 6 volt/metro, mentre in Europa sono superiori, anche a 40 volt/metro».
Per le regioni, invece, il decreto Gasparri è «in realtà una vera e propria deregulation, inaccettabile e illegittima, anche alla luce della riforma costituzionale in senso federalista che il governo sembra ignorare», con il rischio di avere un risultato contrario a quello auspicato. Il decreto violerebbe la competenza in materia di urbanistica e ambiente attribuita alle Regioni dalla Costituzione.
Il decreto legislativo semplifica le installazioni di reti e antenne di tlc sul territorio nazionale, e indica tetti uniformi per le esposizioni all'elettrosmog, e la formula di silenzio-assenso per le autorizzazioni alle installazioni.
Fra gli obiettivi del provvedimento, la «razionalizzazione delle procedure autorizzative» e la «certezza dei termini per la conclusione dei procedimenti amministrativi». Per le installazioni di impianti Umts, «con potenza in singola antenna uguale o inferiore ai 20 watts», se rispettati i limiti di esposizione, il decreto prevede che sia «sufficiente la denuncia di inizio attività». Se le amministrazioni locali esprimono dissenso è convocata entro 30 giorni una conferenza di servizi che si esprime a maggioranza, sostituendo «a tutti gli effetti gli atti di competenza delle singole amministrazioni».

sabato, novembre 23, 2002

Elettrosmog e Regioni «Rivolta prevedibile»

ROMA - In nome del «principio di precauzione» la legge quadro sull’inquinamento elettromagnetico, approvata sul finire della scorsa legislatura, doveva imporre limiti più severi per le antenne e gli elettrodotti. Invece sta scatenando liti e polemiche. Lo scontro fra il ministro delle Comunicazioni Gasparri e il presidente della Regione Lombardia Formigoni è appena un anticipo, prevedono gli esperti del settore. «La legge è rimasta priva dei decreti attuativi - lamenta l’onorevole Valerio Calzolaio, ds, padre della normativa -. Se prenderanno forma come preannunciato dal ministro dell’Ambiente Matteoli, allora potremo dire che è stata affossata». I valori proposti da Matteoli sono di 10 microtesla per gli elettrodotti e di 6 volt per metro per le antenne. Coerentemente con le indicazioni della ricerca scientifica internazionale, ricorda Calzolaio, dovrebbero essere, inferiori a 1 microtesla e a 3 volt per metro, rispettivamente. «Come se non bastasse - osserva Calzolaio -, l’unico decreto che ora tira fuori Gasparri, sottrae agli enti locali il diritto di stabilire se la localizzazione di un’antenna è legittima».
L’ingegnere Giuseppe Mangialavori, responsabile dei controlli su inquinamento elettromagnetico e acustico dell’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e del territorio), chiarisce i termini del conflitto tra Stato e Regioni. «I gestori della telefonia si accingono a impiantare 40.000 nuovi ripetitori che affiancheranno i 15- 20.000 già esistenti. Il decreto Gasparri stabilisce che, essendo impianti di pubblica utilità, potranno essere installati in deroga alle leggi sull’urbanizzazione la cui competenza è degli enti locali. Il malumore delle Regioni era prevedibile».
Fra i due litiganti, intanto, spunta un paciere: La Russa ha invitato Gasparri e Formigoni a cena «per appianare le divergenze».
Franco Foresta Martin

Fonte: Corriere della Sera, Politica

martedì, novembre 19, 2002

PEDOFILIA SU INTERNET: GIRO D'AFFARI DA 11 MILIARDI DI EURO ANNUI
(Ansa)
ROMA - Un singolo sito internet sulla pedofilia puo' guadagnare fino a 90 mila euro al giorno (circa 180 milioni di vecchie lire) attraverso la vendita di foto e video contenenti scene di sesso tra adulti e bambini. Un giro d'affari che in Italia ha un fatturato annuo di oltre 11 miliardi di euro (circa 21 mila miliardi di vecchie lire). Lo afferma l'associazione Save the Children che lancia un allarme sulla pedo-pornografia in rete e presenta domani il progetto ''Stop-it'' contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale di minori su internet. Il progetto, co-finanziato dalla Commissione Europea, consiste nella realizzazione di un sito sul quale si potra' segnalare materiale pedo-pornografico individuato in rete. Secondo i dati dell'associazione sono 70mila i siti che contengono materiale simile, per un totale di 12 milioni di immagini. Save the children avverte che la situazione nel nostro Paese non e' da sottovalutare. Alla fine di settembre 2001 sono stati denunciati: 1.895 newsgroup italiani; 601 veri e propri siti internet italiani e 3.627 siti che contengono riferimenti al territorio nazionale.

giovedì, novembre 07, 2002


Costa caro cadere nella Rete...
(http://www.diario.it/cnt/articoli/inviati/articolo318.html)

Avviso ai naviganti: guai a chi, visitando un sito porno, non si accorge che a tradimento è scattato un collegamento telefonico. La bolletta rischia allora di diventare davvero molto hard

di Lorenzo Campani

MILANO. Che cosa sta accadendo al web italiano? È la domanda che si devono essere posti molti utenti in questi ultimi mesi, da quando la Rete è stata invasa. Niente extraterrestri. Niente Orson Wells. Solo sesso, loghi e suonerie.
Difficile non notarlo. Difficile, anche per il navigatore più distratto, non sbattere nei banner pubblicitari in heavy rotation su tutti i portali e nelle e-mail di spam che a badilate intasano le caselle di posta elettronica.
Il 2001 è stato un annus horribilis per la pubblicità on line, con tutti i maggiori protagonisti della Rete nostrana con l’acqua alla gola, alle prese con ristrutturazioni e licenziamenti che nel mondo della new economy sembravano fantascienza solo dodici mesi fa. Si sa, in tempi di quasi recessione i primi a essere tagliati dalle aziende sono gli investimenti pubblicitari. Così i bilanci delle dot.com, già provati, scendono giù negli abissi. Se poi ci si mette in mezzo anche l’11 settembre, si comincia a grattare il fondo del barile. E da quel gratta-gratta esce fuori una strana parola: dialer.
Paolo G, elettricista in una grande azienda, sposato e con due figli adolescenti, di quelle sei lettere messe in fila fino a un paio di mesi fa non conosceva nemmeno l’esistenza e avrebbe continuato volentieri a ignorarle. Il destino ha voluto che il dialer entrasse nella sua vita attraverso una busta bianca e rossa targata Telecom: telefonate per un totale di 1 milione e 300 mila di vecchie lire. Bolletta milionaria e due figli adolescenti. Due più due fa quasi sempre quattro. Breve indagine: il figlio maggiore ricorda che vagando tra una chat e una ricerca per la scuola, si era imbattuto un giorno in un sito con ragazze in abiti particolarmente succinti e aveva cliccato per entrare. È a questo punto del racconto che si inserisce la parola magica.
Dialer: minuscolo (e a volte subdolo) programma che con un paio di clic stacca la connessione normale e ricollega a un numero a pagamento, tanto per intendersi 166 e simili.
Il ragazzo, dopo la parentesi erotica, continua la sua navigazione normale senza rendersi conto che la connessione è ancora quella a tariffazione speciale, uno scherzetto da 3 mila lire al minuto. E via così nei giorni successivi, pensando bene di scaricarsi allo stesso modo qualche suoneria molto glamour per il nuovo cellulare. Il conto finale già lo conosciamo.
Dopo un paio di anni di onorata carriera (onerosa per i consumatori) nel settore del porno, unico business della Rete che porti soldi veri e non debiti, per il dialer ad autunno 2001 arriva il momento dell’altra passione italiana: il cellulare. Loghi e suonerie sbarcano anche sulle prime pagine dei portali.
Oltre all’invasione pubblicitaria, il termometro della situazione viene dai motori di ricerca.
Piccolo esperimento: interrogazione di Google, il più usato e affidabile. Parole chiave: sesso, porno, tette e tutti gli abbinamenti che il più fantasioso kamasutra verbale possa contenere. Conclusione: quasi il 40 per cento dei risultati ottenuti porta a siti dialer. In termini numerici, migliaia e migliaia di indirizzi internet. Idem per i telefonini.
Le cifre in ballo sono notevoli e in forte crescita, la torta da spartirsi molto ghiotta e gli sforzi minimi, perché attivare un 166 non è certo un’impresa titanica. Basta recarsi presso un centro servizi che mette a disposizione le sue infrastrutture e chiede a un operatore di telefonia (per esempio Telecom) di attivare sulla propria rete il numero. Un po’ di pubblicità al sito, e-mail di spam e inserimento sui principali motori di ricerca. Il gioco è fatto, non rimane che sedersi e aspettare.
Se non ci si accontenta e si vuole evitare quel satanasso del fisco italiano, si intestano sito e 166 a una società di comodo in qualche paradiso fiscale.
L’affare dialer corre sul filo sottile che separa il lecito dal truffaldino, con ciclopiche scritte «gratuito» sparate a mille e lillipuziane avvertenze sui costi del «servizio», a piè pagina o negli anfratti più remoti. La parola trasparenza da queste parti suona un po’ come una bestemmia, con un particolare decisamente inquietante.
Una legge del 1995 vieta in modo assoluto per i 166 i contenuti erotici e pornografici. Quindi le migliaia di siti porno e di relativi dialer che in questi anni hanno fruttato agli operatori tanti bei miliardi, sono da considerare sostanzialmente illeciti. C’è da scommettere che nemmeno un centesimo del malloppo tornerà nelle tasche degli utenti. Del resto il gioco preferito nel settore è lo scaricabarile.
Al momento dell’attivazione del 166 si deve firmare una «dichiarazione sostitutiva di atto notorio» in cui si descrive il tipo di servizio fornito. Il foglio finisce direttamente al ministero delle Comunicazioni per gli eventuali – sottolineiamo eventuali – controlli.
In caso di contestazione l’unico responsabile è chi ha firmato la dichiarazione. Niente è dovuto dagli altri soggetti come centri servizi e compagnie telefoniche, che pur intascano una percentuale su ogni euro che il numero genera. Beppe Grillo, simpaticamente, li ha definiti vigliacchi: «Noi non sappiamo niente, noi affittiamo le linee a delle altre società a responsabilità molto limitata e poi quello che fanno non ci riguarda. È come se le Fs dicessero: be’ c’è un treno fermo due giorni, lo affittiamo a delle bagasce, fanno due o tre marchette ma a noi non ci riguarda, ci danno il 10 per cento».
Tutto questo comunque è il passato. Per il futuro, anzi per il presente, la soluzione è già arrivata. E viene dalle parti dell’autorità delle comunicazioni. Nel 2000, con una delibera, l’organo presieduto da Enzo Cheli introduce in Italia nuovi numeri a tariffazione speciale accanto ai vecchi 166 e agli ormai trascurati e inutili 144. Gli 899 e i 709 sono diventati attivi solo alla fine del 2001, ma hanno riscosso subito un gran successo fra gli operatori. Rispetto ai cugini più anziani portano in dote notevoli vantaggi, ovviamente non per i consumatori. La novità più importante è il via libera al porno, vero business trainante. I servizi forniti dai nuovi numeri non sono più regolati da una legge ma dai codici di autocondotta dei singoli operatori. Per puro caso tutti hanno cancellato la parte riguardante il divieto per i contenuti erotici. Anche il più importante: Telecom Italia.

PROFONDO MISTERO. Ma non è tutto. Il limite massimo per singola chiamata passa dai venti minuti dei 166 ai sessanta degli 899, oltre al calare del più profondo mistero sui costi al minuto. Definirli poco trasparenti risulta riduttivo. Il prezzo varia a seconda della numerazione e dei singoli accordi fra gli operatori di telefonia. Si apre così una giungla tariffaria inestricabile per il consumatore, fino al paradosso che il solo scatto alla risposta possa costare anche la modica cifra di cinque euro. Il risultato è scontato: passaggio massiccio alle nuove numerazioni, con previsione di un rapido pensionamento per i 166.
A questo punto una domanda è d’obbligo: dove finiscono i quattrini del nuovo business della new economy?
Per rispondere, è necessario il secondo, piccolo esperimento: giro turistico fra centinaia di siti che offrono porno, loghi e suonerie. Il risultato è la figura retorica per eccellenza della Rete: la ragnatela.
Ai margini di questa tela finissima ci sono piccoli webmaster, delusi dalle mirabolanti prospettive che qualche guru dell’e-commerce gli aveva propinato e desiderosi di rientrare almeno delle spese. Sottoscrivono programmi di affiliazione e infilano sul proprio sito dialer di qualcun altro in cambio di una percentuale sul traffico telefonico generato. Se non ci fossimo incamminati sul sentiero della metafora aracnide potremmo definirli i classici pesci piccoli. Furbi, ma piccoli.
È avvicinandosi al centro della ragnatela che si fanno gli incontri più interessanti. Road Town è la piccola capitale dell’altrettanto minuscola isola di Tortola nelle isole Vergini britanniche (Bvi per i facoltosi habitué). A dispetto dei suoi 6.500 abitanti può contare su circa 350 mila società registrate. Il segreto di questo mirabolante attivismo è presto detto: le isole caraibiche sono uno dei più blindati paradisi fiscali.
Road Town è anche sede della Inigo Investment, società a cui risultano formalmente intestati centinaia e centinaia di siti-dialer dai nomi sottilmente allusivi come ninfomaniarrapate.com o pornosubito.com.

UNA MULTINAZIONALE? Oltre al proprio network, Inigo promuove uno dei programmi di affiliazione più gettonati. Su alcuni suoi siti che potremmo definire «depositi» si trovano centinaia di dialer diversi a disposizione di quei pesci piccoli di cui abbiamo parlato. Ma i Caraibi sono solo l’ultima tappa di questa società, che risulta avere sedi anche a Dublino e Londra. Una multinazionale? Nemmeno per sogno. Solo scatole vuote. Stranamente le sedi coincidono con indirizzi e recapiti di società internazionali che offrono servizi off-shore: nelle Isole Vergini il colosso panamense Mossack Fonseca, in Gran Bretagna e Irlanda l’Intertrust Group. Un’altra stranezza ci porta al capolinea di questo viaggio ai quattro angoli del mondo: in tutte le registrazioni, che la sede sia al caldo sole delle Bvi o nella triste nebbia londinese, il recapito telefonico è sempre lo stesso, e porta dritto dritto nel Canton Ticino, al civico 12 di via Serafino Balestra a Lugano. La targa sul portone indica «studio fiduciario Ferrecchi».
Qui, ai più, scatta il manzoniano «chi era costui?». Ma ai ben informati di cronache giudiziarie milanesi il nome non suona certo nuovo. Giorgio Ferrecchi, già consigliere di amministrazione di Finivest Service sa, era il procuratore dei conti correnti svizzeri di All Iberian.
All’ex fiduciario del nostro presidente del Consiglio i Caraibi devono proprio piacere. Curaçao è la più grande delle tre isole che compongono le Antille olandesi. Nel settembre del 1998 vengono costituite due società gemelle: Ferdia e Rashmi. A loro nome sono registrate altre centinaia di indirizzi internet con oggetto, manco a dirlo, i famigerati dialer. Anche qui la fantasia non manca: amicheporche.com, sesso-grasso.com e via discorrendo.
Per arrivare fino a via Balestra la strada è più tortuosa e passa attraverso piccoli indizi, link incrociati e «società cuscinetto». Stesso capolinea per la World Wide Webmarketing Ltd di Anguilla o per i siti registrati a nome Fukyana Sherif questa volta in terra africana, al Cairo. Ferdia, Rashmi e Inigo sono, tra le altre cose, i più attivi inserzionisti di banner sui portali italiani da Virgilio a Iol, da Lycos a Jumpy.

SUL MAPPAMONDO. Lugano sembra tappa obbligata per certi tipi di affari. A due passi dallo Studio Ferrecchi, nel pieno centro della city luganese, troviamo la sede della Ilex Trust, altro terminale insieme alla collegata Lago Fiduciaria di moltissimi siti-dialer italiani. Niente uso di paradisi caraibici questa volta, ma la più misteriosa Alofi capitale di Niue, neocentro off-shore. A cercare sul mappamondo questa isoletta persa nell’immensità dell’oceano Pacifico c’è da perdere la vista. Qui ha sede la Lr Company Services, scatoletta vuota e unico filo che collega un network di siti registrati a soggetti improponibili (e falsi) come la Solemio Srl – via della mamma 13 (Napoli), referente Gennaro Esposito. Alla faccia del luogo comune...
Tutto questo vagare per i mari di mezzo mondo non ci deve far dimenticare però che italiano è il mercato e italiani sono i protagonisti della vicenda.
L’associazione Libere comunicazioni nasce a Roma nel 1999. Lo scopo dichiarato è nientemeno quello «di restituire la libertà al settore del servizi a valore aggiunto, gravato da troppi lacci e lacciuoli» e «vessato da una legge-truffa promulgata nel 1995». In pratica le rivendicazioni sono quelle che troveranno una risposta nel 2000 con la delibera dell’Autorithy. Promotore dell’iniziativa e poi presidente del sodalizio è il cinquantenne avvocato romano Amedeo di Segni. L’associazione sembra godere subito di buoni appoggi e contatti con il mondo politico. Sul sito di riferimento (www.legal.it/alc) si propaganda la fulminea adesione dell’onorevole Marco Taradash.
Anche a livello ministeriale l’associazione gioca bene le sue carte. Attiva da neanche sei mesi, ottiene nell’ottobre del 1999 un incontro con il sottosegretario alle Telecomunicazioni Lauria. Gli incontri al ministero continueranno per tutto il 2000.
Nelle elezioni politiche del 2001 l’Alc si spende a sostegno della campagna elettorale di Gianni De Michelis che in cambio promette «tutto il suo appoggio». «Non ci proponiamo come associazione di categoria, ma ci presentiamo alle istituzioni quale contenitore rappresentativo dei centri servizi, di chi al loro interno vi lavora, dei consumatori (orpo!), dei comitati utenti audiotel (?) e di talune rappresentanze sindacali. Nessun interesse privato, quindi, nessuna mafietta da difendere».
In verità qualche piccolo interesse privato da difendere ci sarebbe.

SITI DEPOSITO. Terzo esperimento.
Digitando l’indirizzo www.david-dvd.com/dialer/ si apre una paginetta bianca con una lista di circa 150 dialer, quasi tutti dai contenuti erotici. Siamo alle prese con uno dei famosi «siti deposito». E a nome di chi è registrato? David Edizioni Srl, per informazioni il contatto è l’avvocato Amedeo Di Segni. Tombola.
Attorno al «sito deposito», una serie di società sparse in mezzo mondo, ma dall’inconfondibile marchio di fabbrica tutto italiano. Dalla Telekosmos di Nassau alla Liddle Ltd di Dublino, dalla Worldort nelle Bahamas alla romana Imago, passando per le imparentate Kreazioni srl e Tsv International. Quest’ultima nel 1999 è stata protagonista di una strana truffa ai danni di Telecom Italia. Con la complicità di alcuni dipendenti dell’ex azienda di Stato aveva generato falso traffico telefonico sui propri 166 per vagonate di milioni.
Ma anche in questo caso non poteva mancare l’approdo ticinese. La Shan Services Llc è una società con sede a Cheyenne capitale del Wyoming. Lo Stato del Nordovest degli Stati Uniti è noto per il parco di Yellowstone e per i suoi ranch. Paradiso naturale ma anche fiscale. Per formare una società bastano poche ore e se non si svolge attività sul suolo statunitense, zero tasse. Buona notizia per chi fa affari con gli 166 in Italia.
Quella di Cheyenne è solo l’ennesima scatola vuota. Una filiale operativa si trova a Lugano in via Zurigo 5. Amministratore unico Codoni Fabrizio, e il «chi era costui» questa volta ci porta dalle parti della fiduciaria Abilfida (stesso indirizzo) di cui Codoni è vicepresidente. Un gradino più su negli organismi societari siede il dottor Laurito Frigerio indagato per riciclaggio nel dicembre del 2001 dalla Procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta sulla discarica di Cerro. I soldi riciclati sarebbero quelli di Paolo Berlusconi e dei suoi soci.
Come si vede, se si mettono insieme Svizzera, fiduciarie e inchieste, il cognome più famoso d’Italia salta fuori come il prezzemolo.
La Shan Services è intestataria di molti siti su uno di questi (www.erosline.ch) viene proposta una strana raccolta punti. Niente a che vedere con pentole o tazzine: ogni minuto che un utente passa collegato ai numeri a valore aggiunto corrisponde ad un punto premio. Con 210 mila punti si può portare a casa una Jaguar nuova fiammante. Conti alla mano, conviene passare direttamente dal concessionario.

PROPOSTA STRAVAGANTE. Se si hanno dei dubbi sulla realtà di questa stravagante proposta basta scrivere una e-mail all’indirizzo di posta elettronica fornito come supporto nel caso si desideri qualche chiarimento: cambio@legal.it. Tana per l’avvocato Di Segni. Stessi affari, stessi meccanismi, stessi canali finanziari. La sensazione è che a tessere la ragnatela siano, alla fine, pochissimi ragni. Un altro dato potrebbe confortare quest’ipotesi: stessi numeri?
La risposta è una serie impressionante di coincidenze. Da siti intestati a soggetti che apparentemente non hanno nulla in comune, sulla carta lontani migliaia di chilometri, vengono composti gli stessi numeri o numeri vicinissimi. Caso esemplare: alcuni dialer Inigo si collegano all’166.131.960 mentre quelli dell’attivissima B2M2 all’166.131.962, stessa simmetria per i numeri 899.003.439 e 899.003.438. Che dire poi del nuovissimo 709.555.0000 numero di riferimento per Inigo ma anche per Infoline srl, Rocketmedia e molti altri ancora?
Ultima coincidenza. Destino vuole che il 90 per cento dei 166 attivati dalle società di cui ci siamo occupati (compresi quelli erotici) faccia parte dei pacchetti assegnati dalle autorità alla Plug it, emergente società di telecomunicazioni di Arezzo, fra i primi cinque operatori nazionali di telefonia fissa e seconda dopo Telecom Italia nei servizi a valore aggiunto.
Sembra che il gruppo toscano non presti molta attenzione ai contenuti dei numeri che i suoi clienti attivano, del resto la percentuale sugli incassi ottenuti da questi 166 deve aver contributo all’ottimo bilancio della società nel 2001, anno da dimenticare per tutti gli altri operatori: 143 milioni di euro di fatturato rispetto ai 20 dell’anno precedente. Niente male.
Qui la giostra si ferma, ritornando alla domanda da dove tutto è partito: cosa sta accadendo al web italiano?
Semplicemente qualcuno ha inventato il business perfetto, con pochi rischi e molti profitti, dove tutti hanno qualcosa da guadagnare: le compagnie telefoniche con gli scatti, i portali con la pubblicità.
Tutti tranne uno, Paolo G, che senza saperlo un giorno è finito nella Rete dei furbi.

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L'ESPRESSO: CHIUDE KATAWEB NEWS, DECISIONE GRAVE PER FNSI

(ASCA) ''Il Gruppo l'ESPRESSO ha deciso di cessare l'attività della Società Kataweb News S.r.l. e di risolvere il rapporto di lavoro con i sei giornalisti dipendenti. Una decisione grave - commenta la Fnsi in un comunicato - che conclude un progetto aziendale iniziato nel giugno scorso con il trasferimento di tutte le altre attività di Kataweb News nella neo costituita società Kataweb Spa. In quell'occasione il Gruppo l'ESPRESSO aveva ripetutamente assicurato i Sindacati dei giornalisti che i sei colleghi, isolati nella svuotata società, avrebbero avuto tutelato il loro posto di lavoro. La Federazione nazionale della Stampa italiana e l'Associazione della Stampa romana - conclude il comunicato - protestano per la decisione del Gruppo l'Espresso, chiedono un immediato incontro in sede FIEG ed annunciano che si attiveranno in ogni sede affinchè l'azienda rispetti gli impegni assuntì'. Kataweb ha successivamente precisato che Kataweb News non parteciperà più a Cnn Italia.
Pedofilia: arrestato gestore mega-store telematico

(ANSA) - ROMA, 7 NOV - Il gestore di un 'mega-store telematico' con in vendita materiale pedo-pornografico e' stato arrestato dalla polizia di Catania. L'uomo, R.G. di 27 anni gestiva - attraverso 15 siti web la maggior parte dei quali su server esteri - il commercio di immagini pedo-pornografiche con minori in giovanissima eta'. Dei siti italiani la Polizia ha disposto il sequestro.
2002-11-07 - 11:53:00

PEDOFILIA: SCOPERTO MEGASTORE ON LINE, UN ARRESTO
BLITZ SU INTERNET DELLA POLIZIA POSTALE DI CATANIA

Catania, 7 nov. (Adnkronos) - Blitz anti-pedofilo on line della polizia postale di Catania, che ha scoperto un vero e proprio megastore telematico di materiale porno e arrestato un giovane di Salerno che gestiva ben 15 siti web, la maggior dei quali ubicati in server esteri. L'uomo, R. G., 27 anni, aveva migliaia di clienti che da tutto il mondo tramite connessione a pagamento o carta di credito acquistavano da lui merce via internet.
(Rre/Gs/Adnkronos)
07-NOV-02 09:18

sabato, novembre 02, 2002

Large world found beyond Pluto

http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/2306945.stm
Monday, 7 October, 2002, 15:33 GMT 16:33 UK
By Dr David Whitehouse
BBC News Online science editor

A new planet-like object has been found circling the Sun more than one and a half billion kilometres beyond Pluto.
We may discover Kuiper Belt objects bigger than Pluto

Frank Summers
Quaoar, as it has been dubbed, is about 1,280 kilometres across (800 miles) and is the biggest find in the Solar System since Pluto itself 72 years ago.

The object is about one-tenth the diameter of Earth and circles the Sun every 288 years. It is half Pluto's size, but apparently larger than the ninth planet's moon, Charon.

"It's about the size of all the asteroids put together," Michael Brown of the California Institute of Technology in Pasadena, US, told BBC News Online. "So this thing is really quite big."

Name vote

Brown and colleague Chadwick Trujillo discovered the new world on 4 June. They used a telescope at the Palomar Observatory in California and followed-up their discovery with the Hubble Space Telescope. Quaoar, California Institute of Technology in Pasadena
Quaoar lies in the so-called Kuiper Belt
Astronomers named the new object Quaoar, after the creation myth of the Tongva people who inhabited the Los Angeles area before the arrival of the Spanish and other European settlers. To the indigenous peoples, Quaoar was the great force of nature that summoned all other things into being. However, Quaoar is not an official name - at least not yet. In a few months, the International Astronomical Union, astronomy's governing body, will vote on it.
For the moment, the object carries the designation 2002 LM60.

Disc of debris

Images of Quaoar had been captured as long ago as 1982, but it was not recognised as a new world. These past observations are being used to pin down its orbit.
"It could easily have been detected 20 years ago, but it wasn't," said Brown.
A good idea of the size of the new world can be gained from the fact that if all the 50,000 numbered asteroids were combined, the resulting body would still be smaller than Quaoar. Quaoar lies in the so-called Kuiper Belt, a swarm of objects made of ice and rock that orbit the Sun beyond Neptune. They are considered remnants of the swirling disc of debris that coalesced to form the Solar System about five billion years ago.

"This new discovery fits right in with our expectation that there should be a handful of objects as large as Pluto," said astronomer David Jewitt, of the University of Hawaii.

More out there

Jewitt, with then-colleague Jane Luu, discovered the first Kuiper Belt object just a decade ago. Researchers say that as larger Kuiper Belt objects turn up, the case for regarding Pluto as a fully fledged planet weakens.

Pluto lies within the Kuiper Belt and is considered by many to be merely among the largest of the bunch, and not a planet in its own right.
"It's pretty clear, if we discovered Pluto today, knowing what we know about other objects in the Kuiper Belt, we wouldn't even consider it a planet," said Brown.
Frank Summers, an astrophysicist at the Space Telescope Science Institute in Baltimore, added: "An observation like this just confirms that; that we may discover Kuiper Belt objects bigger than Pluto."

However, there are a great many astronomers who would oppose any notion that Pluto be demoted.