giovedì, maggio 29, 2003

CORSERA: STEFANO FOLLI DESIGNATO NUOVO DIRETTORE

MILANO - L' editorialista del Corriere della Sera Stefano Folli e' stato designato per la direzione del quotidiano dopo le dimissioni di Ferruccio De Bortoli, che ha respinto l'invito degli azionisti del Corriere della Sera a restare alla guida della testata. E' quanto si apprende da fonti del consiglio di amministrazione. Benche' abbia avuto rinnovata la fiducia della proprieta', che nel corso delle riunioni ne ha a lungo elogiato l'operato, De Bortoli avrebbe ribadito di voler lasciare ed ha quindi confermato le proprie dimissioni.Il clima, ha detto una fonte qualificata, e' stato molto tranquillo e sereno.
''Con le decisioni prese sono state confermate e ribadite l'autonomia e l'indipendenza del Corriere della Sera''. Questo il commento di Maurizio Romiti, amministratore delegato di Rcs Mediagroup.
29/05/2003 21:45

EDITORIA: CORSERA; STEFANO FOLLI, UN ALLIEVO DI SPADOLINI

ROMA - Stefano Folli, designato oggi a succedere a Ferruccio De Bortoli come direttore del Corriere della Sera, ha gia' avuto un incarico di direttore responsabile: ha diretto infatti la Voce Repubblicana, l' organo storico del PRI. Un'origine professionale e politica legata ad una stretta collaborazione con Giovanni Spadolini. Folli, che e' uno dei piu' conosciuti notisti politici italiani, e' nato a Roma il 18 giugno 1949 ed e' iscritto fra i giornalisti professionisti dal 1975. Sposato, ha un figlio. Dopo l' esperienza alla Voce Repubblicana Folli h anche lavorato al quotidiano romano Il Tempo ed e' entrato al Corriere della Sera durante la direzione di Ugo Stille. Nella sua carriera ha avuto riconoscimenti per l' attivita' professionale: recentemente e' stato finalista del Premio Casalegno.
29/05/2003 22:06

giovedì, maggio 01, 2003

IMI-SIR/LODO: LA LETTERA DI BERLUSCONI AL 'FOGLIO'

''Caro direttore, scrivo a lei perche' il suo giornale e' stato l'unico a ricordare i due giorni terribili della democrazia italiana, il 29 e il 30 aprile del 1993. Il 29 aprile di dieci anni fa un uomo di Stato inviso agli ex comunisti del Pds e al loro 'partito giudiziario', Bettino Craxi, fu sottoposto al voto segreto della Camera dei deputati.
Bisognava decidere se la richiesta di indagare su di lui e di processarlo, da parte del notorio pool milanese, fosse o no viziata dal sospetto di persecuzione politica. Nella liberta' della loro coscienza, dunque a voto segreto, i deputati dissero che quel sospetto c'era e che Craxi andava sottratto a un'azione giudiziaria non onesta ne' imparziale. Con procedura straordinaria ed emergenziale, per responsabilita' politiche e istituzionali che sono ancor oggi sotto gli occhi di tutti coloro che non dimenticano le offese alle istituzioni democratiche, il voto segreto, da sempre l'ultimo scudo della liberta' parlamentare nei voti su casi personali e di coscienza, fu abolito in pochi giorni. E fu incardinata con brutalita' decisionale la riforma costituzionale che porto' di li' a qualche mese all'abolizione dell'immunita' parlamentare varata con la Costituzione repubblicana dai padri fondatori dell'Italia moderna. Il 30 aprile, esattamente dieci anni prima del giorno in cui le scrivo, fu aizzata dalla sinistra forcaiola, sotto la residenza privata di Craxi a Roma, una piazza urlante che, a colpi di insulti e monetine, rinverdi' con altri mezzi il cupo ricordo di altri linciaggi''.
''Eugenio Scalfari, sul giornale dell'ingegner Carlo De Benedetti, scrisse il 30 aprile - prosegue la lettera - un articolo ispirato alla piu' devastante demagogia reazionaria, associandosi alla marmaglia e alle sue grida e lanciando la sua monetina: i parlamentari avrebbero dovuto secondo lui vergognarsi di quel voto libero e segreto, e un'opinione pubblica montata sugli scudi del gruppo editoriale debenedettiano e dei suoi amici avrebbe dovuto rovesciare quel voto per aprire a colpi d'ariete la porta alla reazione giustizialista, per distruggere la sovranita' del Parlamento e instaurare la Repubblica delle procure. Nei mesi successivi questo e non altro accadde in Italia, e solo la reazione democratica messa in campo dalla nascita di Forza Italia impedi' provvisoriamente il trionfo della barbarie giustizialista, restituendo nell'anno del nostro primo governo di resistenza liberale la parola al popolo''. ''Le stesse forze - continua la lettera - procedettero poi al ribaltone, cacciando dal governo gli eletti del popolo, impedendo con alte complicita' istituzionali che si tenessero nuove, libere elezioni, e instaurando per sei anni governi di minoranza, salvati da mille espedienti e inganni, contro i quali esercitammo come fu possibile la piu' ferma e leale delle opposizioni. E' da notare che il grilletto giudiziario del ribaltone fu un'inchiesta per tangenti dalla quale chi le scrive fu assolto per non aver commesso il fatto anni dopo. Ma fu uno scippo di sovranita' senza riparazione, tanto e' vero che alla prima occasione una maggioranza vera di italiani onesti ci ridiede, nel maggio del 2001, quel che con questi metodi ci era e gli era stato rubato: una vera democrazia dell'alternanza''. ''Il caso Previti. Dieci anni dopo ci riprovano. La sentenza Previti, ancora sub judice per la mancata attesa della pronuncia della Corte di cassazione sulla ricusazione del collegio giudicante, e' caduta esattamente nel decimo anniversario della giornata piu' nera della democrazia italiana. Il suo obiettivo non e' fare giustizia, come dimostra tutto l'andamento del dibattimento e la violenza con cui e' stata costruita la gogna per un deputato di Forza Italia, ma quella di colpire le forze che hanno avuto il mandato di governare e rinnovare l'Italia secondo principi di democrazia liberale corrosi in quegli anni di faziosita' che tanti danni hanno fatto a questo nostro paese. Il nostro dovere e' dunque quello di reagire, e di reagire per tempo''.
''Confermo, caro direttore. In una democrazia liberale i magistrati politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo che preferiscono. Questo diritto spetta agli elettori. E gli eletti devono essere in grado, secondo la lezione costituzionalistica del '48, di discernere tra le inchieste giudiziarie valide, che riguardano un deputato o un senatore alla stregua di qualsiasi altro cittadino, e quelle frutto di prevenzione, parzialita' ideologico-politica e sospette di spirito persecutorio. Questo e' il nostro caso, e se il caso e' questo suonano ipocriti gli appelli ad abbassare i toni. Bisogna alzare il tono della nostra democrazia, bloccare il nuovo ordito a maglie larghe del giustizialismo e impedire che si consumi per la terza volta un furto di sovranita'. Ripristinando subito le immunita' violate, battendosi per la liberta' e la decenza. Cordialmente. Silvio Berlusconi''.
30/04/2003 18:43