lunedì, luglio 21, 2003

CARABINIERE SPARA E UCCIDE GIOVANE DURANTE CONTROLLO

BRESCIA - Ancora molti lati oscuri sull' episodio avvenuto nella tarda serata di ieri a Roncadelle, nel Bresciano, dove il 23enne Stefano Cabiddu e' morto dopo essere stato ferito da un colpo di pistola esploso da un carabiniere. Il giovane abitava a Crema (Cremona) ed era un operaio edile specializzato nella costruzione di manufatti in cemento. Era originario della Sardegna. Cabiddu si trovava a Roncadelle con i fratelli Raffaele ed Efisio, entrambi piu' anziani di lui e residenti a Orzivecchi (Brescia), ai quali, da quanto si e' appreso, era molto legato. Dalla Sardegna e' partita la madre dopo essere stata avvisata di quanto accaduto. Il fatto e' avvenuto verso le 22:30 in una zona buia, alle spalle di un centro commerciale. La pattuglia di due militari e' intervenuta per un controllo dopo una segnalazione da parte del personale di un istituto di vigilanza privato, che aveva notato movimenti sospetti. Secondo una prima ricostruzione, il giovane ha avuto un atteggiamento definito ''minaccioso'' nei confronti del carabiniere, che ha reagito sparando. I fratelli, che in quel momento si trovavano in macchina, sono stati accompagnati in caserma. I tre sarebbero arrivati sul posto con un'auto, una Fiat Uno di colore blu, sulla quale sono in corso accertamenti. Sul luogo dell'uccisione i carabinieri stanno anche lavorando con i metal detector, probabilmente alla ricerca di armi eventualmente abbandonate. Il carabiniere che ha sparato - afferma il suo comando che conferma un ''atteggiamento minaccioso'' da parte della vittima, ma non una sua reazione armata - in passato si era distinto in operazioni antidroga. In una di queste aveva inseguito e catturato in un fiume uno spacciatore, che in precedenza aveva tentato di colpirlo con un coltello. (ANSA)
21/07/2003 12:55

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GIOVANE UCCISO DA CC: VERTICE IN PROCURA A BRESCIA

BRESCIA - Sulla morte di Stefano Cabiddu, ucciso da un colpo sparato da un carabiniere, si e' svolto un vertice negli uffici della Procura della Repubblica di Brescia. Vi hanno preso parte il Procuratore Giancarlo Tarquini, il pm Silvia Bonardi, titolare delle indagini, e il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Carmine Adinolfi. Al termine, nessuna dichiarazione.
Raffaele Cabiddu, fratello della vittima, ha invece riferito che ''ci hanno detto che e' stato un incidente''. Secondo Cabiddu sarebbe cio' che pensano i carabinieri della morte di Stefano. Sul perche' si trovassero dietro al centro commerciale, tra cespugli e alberi, e' l'altro fratello Efisio, distrutto dal dolore, a rispondere: ''Ve lo devo proprio dire? Eravamo in quel posto per un bisogno di uno di noi''. Aggiunge poi: ''L'unica cosa che conta, pero', in questo momento e' che nessuno ci ridara' piu' nostro fratello''.
21/07/2003 20:36

giovedì, luglio 17, 2003

IL PESCE GRANDE E LA LEGGE GASPARRI

Chi è avvantaggiato dal riassetto televisivo

di GIOVANNI SARTORI

Il nostro capo del governo ha finalmente ammesso, all’estero, che, sì, la sua maggioranza ha varato tre leggi pro domo sua , fatte su misura per lui: la legge sulle rogatorie internazionali (intesa a ostacolarle), la legge Cirami (intesa a facilitare lo spostamento dei processi) e ora il cosiddetto lodo Maccanico-Schifani (che gli assicura, in sostanza, una immunità a vita). Ma temo che l’elenco sia incompleto. Anche la legge sul falso in bilancio - derubricato a infrazione meramente amministrativa - fa più comodo a lui che a qualsiasi altro frodatore del fisco. E poi sono in dirittura di arrivo la legge Gasparri sul riassetto televisivo e, dulcis in fundo , la legge Frattini sul conflitto di interessi. Berlusconi si è difeso, nell’ammettere i tre peccatucci «interessati» da lui ammessi, facendo presente che la sua maggioranza ha anche varato un 250 leggi «disinteressate». Tre o anche sei contro 250 fa quantomeno patta, no? Secondo me, no. Perché la legge Gasparri basta da sola a riportare Berlusconi in vantaggio. Per non parlare della micidiale legge Frattini, della quale parlerò non appena verrà rimessa in pista.
Tutti convengono che l’universo dei media debba essere sistemato da una «legge di sistema» (si dice così, io ripeto). Deve essere sistemato a tergo, e cioè rispetto alle leggi tampone Mammì (del 1990) e Maccanico (del 1997), e anche alle sentenze della Corte Costituzionale, che tra l’altro impongono a Mediaset di trasferire Retequattro (che dal luglio 1999 opera, nella patria del diritto, senza regolare concessione) su satellite. E deve anche essere sistemato a futura memoria, perché la rivoluzione digitale è in arrivo e la dobbiamo fronteggiare.
Dunque, legge di sistema sì. Ma tutti i salmi finiscono in gloria. Il che vuol dire che in Italia, oggi, tutti i salmi finiscono in casa Berlusconi. Difatti la legge Gasparri eccelle soprattutto nel sistemare gli interessi di Sua Emittenza, visto che gli regala tre cose: 1) gli salva Retequattro; 2) gli consente di aumentare la sua quota di pubblicità; 3) gli consente di invadere più che mai l’editoria e i giornali. Il marchingegno che avvia questa pioggia di benefici è di cambiare la base del calcolo. La legge Maccanico stabiliva un tetto del 30 per cento del mercato per ciascun operatore. La Gasparri fa scendere a 20 per cento questo tetto, ma (ecco il trucco) amplia a dismisura il paniere delle risorse che lo vanno a determinare. Per illustrare, il 30% di cento, è trenta; ma il 20% di duecento, è quaranta. Così Berlusconi si tiene tutto e può crescere in quota pubblicità strozzando sempre più la concorrenza.
Non basta. La legge Mammì frenava la «convergenza multimediale» vietando a chi possedeva tre reti tv di possedere quotidiani. Con la Gasparri questo divieto andrà a cadere. Così Berlusconi potrà comprare i suoi concorrenti, cioè almeno un grande gruppo editoriale. Si risponde che è anche consentito agli altri di comprare lui. Ridiamo tutti assieme. Io ho sempre saputo che è il pesce più grande che mangia i pesci più piccoli. Fininvest-Mediaset capitalizza (all’ingrosso) 10 miliardi di euro. Gli altri messi assieme arrivano a poco più di 3 miliardi; non potrebbero certo mangiare Berlusconi.
Se la Gasparri passerà - è in preventivo per la prossima settimana -, andrà di bene in meglio per Sua Emittenza, e di male in peggio per la libertà di sapere e di dire.

sabato, luglio 05, 2003

L'Unione italiana lavoratori Polizia contro la patente a punti

(Kwnews) Dove si prenderanno gli uomini per fronteggiare l'emergenza legata ai nuovi inserimenti per le segnalazioni della patente a punti? Se lo chiede l'Unione italiana lavoratori Polizia di stato (Uilps), secondo la quale "la nuova patente a punti e l'inasprimento delle sanzioni per i trasgressori del codice della strada serviranno a ben poco se non si adegueranno gli organici della Polizia stradale che non riesce, nelle autostrade, a garantire efficienti servizi di vigilanza. Le norme da sole non bastano, se si vuole un maggior controllo della viabilità".

Infatti, per il sindacato di polizia, bisogna essere consapevoli che "la sicurezza ha un costo e con i bilanci tagliati dell'ultima finanziaria, la Polizia di stato puo' fare ben poco. Non ci sono gli uomini per formare le pattuglie, scarseggiano persino i fondi per la benzina, e non ci sono le autovetture".

Anche per queste ragioni, la Uilps critica fortemente i vertici della Polizia stradale, e chiede al "capo della Polizia di affrontare con urgenza il problema" poichè "ritiene che vi sia anche la necessità di una riorganizzazione del servizio".